Bluerating | Ottobre 2025
L’Intelligenza Artificiale è tra gli argomenti più trattati nei convegni e nei dibattiti degli ultimi anni.
Le società coinvolte più o meno direttamente in questa, che è certamente la nuova rivoluzione, hanno visto e vedono crescere esponenzialmente il valore in borsa, tanto da fare temere l’arrivo di una bolla.
Ma quale è lo stato dell’arte in Italia e in particolare nel mondo dei professionisti della consulenza finanziaria e dei loro clienti?
I consulenti finanziari, da sempre i primi a sperimentare le nuove tecnologie, risultano i più soddisfatti delle applicazioni dell’IA, soprattutto negli strumenti per la pianificazione finanziaria e la gestione dei clienti che la mandante mette loro a disposizione.
La soddisfazione cresce del 17% in un anno, come pure cresce del 34% l’importanza che attribuiscono all’IA nella semplificazione e automazione di alcuni processi che una volta richiedevano tempi molto più lunghi.
Il contributo dell’IA è sentito soprattutto nell’area della digitalizzazione delle procedure interne alla banca, ovverossia nel back office (+ 24%), ma sta crescendo anche nelle possibili applicazioni relative alla gestione dei clienti (front office + 19%).
Lato banche universali, seppure ci risulta vi siano le migliori eccellenze del settore che lavorano sull’applicazione dell’IA sia nelle procedure di back che di front office, la soddisfazione dei i gestori bancari per quanto messo a disposizione della banca e per gli impatti sulla qualità del loro lavoro è mediamente più bassa (- 25%) rispetto a quella registrata dai consulenti finanziari.
Gestori bancari delle banche universali e i consulenti finanziari convergono invece sull’importanza riconosciuta all’IA in chiave prospettica nel supporto alle attività di gestione del cliente.
Quello che emerge molto chiaramente dalle analisi e dalle ricerche che FINER conduce regolarmente sui professionisti della gestione del risparmio è che tutti parlano di IA, e, almeno per ora, sono ancora pochi che ne sanno sfruttare appieno le potenzialità.
Interessante anche il punto di vista dei clienti finali, ovverossia dei risparmiatori e investitori italiani, che se utilizzano regolarmente (quotidianamente o settimanalmente) l’IA in oltre il 66% dei casi, sono – per ora – poco inclini ad utilizzarla per le tematiche che attengono il loro risparmio e i loro investimenti (19%).
Quindi per ora possiamo dormire sonni tranquilli nella certezza che l’IA non potrà mai sostituire un valido professionista in carne ed ossa, ma del doman non v’è certezza.
Nicola Ronchetti