FAJ | Marzo 2026
Il risparmio gestito in Italia sta vivendo una fase di forte crescita, con masse record che hanno superato i 2.600 miliardi di euro, trainate soprattutto dai fondi obbligazionari a scadenza (target date), grazie alla loro ricerca di rendimento e protezione anche in risposta ai BTP, una maggiore attenzione ai mercati privati (private markets) e una svolta verso la consulenza finanziaria personalizzata rispetto alla gestione attiva classica.
L’industria del risparmio gestito e quella del wealth management sono due facce della stessa medaglia si evidenzia infatti una netta leadership dei player specializzati: reti di consulenti finanziari, private bank e family office hanno superato le banche tradizionali, conquistando oltre il 47% del mercato.
La crescita degli ETF, ha messo sotto pressione la gestione attiva, che si sta spostando progressivamente verso la componente illiquida, sia per raccogliere premi di illiquidità sia per operare in mercati tecnicamente meno efficienti, dove il gestore può esprimere maggior valore, anche a fronte della diminuzione del numero di società quotate sui mercati internazionali, sia in Europa sia negli Stati Uniti.
Gli investimenti in private equity e private debt, stanno passando da una nicchia a una componente più rilevante nei portafogli degli italiani più patrimonializzati (private e HNWI) che tra l’altro esprimono un forte interesse per le gestioni patrimoniali che continuano a raccogliere flussi positivi.
Attenzione va posta anche ai digital players, alle fintech (Scalable Capital, Trade Republic, Revolut, Satispay e Money Farm) che seppur con quote di mercato inferiori all’1%, sono in crescita nella conoscenza e considerazione: il 25,8% dei 35-40enni con consistenza finanziarie medie di 150mila Euro prenderebbe in considerazione una di queste società per investire il proprio denaro.
Il settore si sta inoltre evolvendo verso una maggiore integrazione tra le fabbriche prodotto (SGR) e la distribuzione, spesso internalizzate dai grandi gruppi bancari per offrire soluzioni più mirate.
Si sta sempre più affinando la capacità di sviluppare modelli organizzativi e processi industriali in grado di far dialogare efficacemente le fabbriche prodotto — del gestito, dell’investment banking, dei private markets e assicurative — con l’insieme dei canali distributivi e dei segmenti di clientela (mass market, affluent e private), nell’ambito di un’unica regia focalizzata sulla pianificazione finanziaria e patrimoniale del cliente.
È ormai assodato che i modelli distributivi si stanno spostando dalla semplice vendita di prodotti a una consulenza finanziaria personalizzata, con un maggiore ricorso a titoli, ETF e prodotti assicurativi.
Consulenza finanziaria e pianificazione patrimoniale personalizzata stanno dunque diventando sinonimi, grazie all’impiego di algoritmi e della gestione sistematica degli investimenti, basati su regole predefinite, dati rigorosi e modelli algoritmici riducendo l’influenza delle emozioni umane e della discrezionalità.
In questo contesto la capacità del consulente nello stabilire una relazione personale e empatica e nel gestire l’emotività del proprio cliente è una condizione sempre più necessaria, ma – da sola – non più sufficiente per il futuro della professione.
Avrà sempre più successo chi potrà contare su un modello efficiente sia che operi come dipendente, consulente con un mandato che come indipendente: benvenuti nel nuovo mondo. Nicola Ronchetti