FAJ | Settembre 2026
L’Italia soffre di una cronica sottoassicurazione, con una spesa in polizze danni rispetto al PIL tra le più basse in Europa (circa l’1%-1,8%) e una forte esposizione a rischi non coperti.
Tre sono le principali cause del fenomeno della sottoassicurazione. La prima è la mancanza di una cultura e di un’alfabetizzazione assicurativa di base tra i cittadini: il 79% degli italiani preferisce immobilizzare la liquidità sui conti correnti o usare risparmi a breve termine anziché pagare premi periodici.
La seconda è la precezione di costi elevati (55%). La terza è la mancanza di fiducia rispetto alle compagnie assicurative: il 34% degli italiani è convinto che al verificarsi del sinistro la compagnia farà di tutto per non liquidare o liquidare parzialmente i danni.
In questo contesto la figura di un consulente assicurativo indipendente libero da vincoli con le compagnie che tutela unicamente gli interessi del cliente è vista positivamente dal 66% degli italiani. In un mercato complesso come quello italiano, affidarsi a una figura slegata dai mandati di singole compagnie sembrerebbe dunque offrire una protezione reale e trasparente.
Nell’immaginario collettivo un consulente indipendente non lavora per una sola compagnia di assicurazioni. Analizza le offerte di tutto il mercato e sceglie la polizza migliore per ogni cliente in base alle sue reali necessità.
Questa figura si differenzierebbe dall’agente tradizionale, che promuove i prodotti della sua compagnia: il consulente indipendente riceve un compenso solo dal cliente e non provvigioni dalle singole compagnie.
Il mercato assicurativo italiano – con le debite eccezioni – è percepito come poco trasparente e dominato da grandi gruppi. Vi è la percezione di un conflitto di interessi, dove gli agenti devono rispettare i budget di vendita della loro compagnia. Manca la cultura del confronto – anche se i siti comparatori potrebbero dare un buon contributo: spesso il cliente vede solo un preventivo e non sa se esistono alternative più economiche o complete.
Vi è poi la precezione di una grande complessità dei contratti: le clausole delle polizze sembrano contenere esclusioni e cavilli difficili da leggere senza un aiuto esperto.
In un mondo ideale, il consulente indipendente azzererebbe il conflitto di interessi, leggerebbe le clausole nell’interesse del cliente e dovrebbe trovare i punti deboli di ogni contratto.
Avere un professionista indipendente nel mercato assicurativo porterebbe benefici diretti ed economici: a) eliminando le coperture inutili e riducendo il premio della polizza; b) creando un piano di protezione personalizzato perfetto per i beni di ogni singolo sottoscrittore e della sua famiglia o impresa; c) aiutando a ottenere il risarcimento giusto quando accade un danno; d) modificando e adattando le polizze al cambiamento delle esigenze di vita o di lavoro del sottoscrittore.
In Italia i consulenti assicurativi puramente indipendenti (remunerati esclusivamente a parcella e senza legami o commissioni dalle compagnie) non sono una figura professionale giuridicamente riconosciuta e normata, a differenza di quanto accade per i consulenti finanziari.
Per questo è degna di nota la nascita a luglio del 2026 dell’APCAI l’Associazione Professionale dei Consulenti Assicurativi Indipendenti: in un mercato che presenta enormi spazi di crescita a beneficio degli individui, delle famiglie, delle imprese e del Paese, ben venga la formalizzazione di un approccio di lavoro indipendente che possa competere con i canali tradizionali nella complessa missione di ridurre il fenomeno della sottoassicurazione.
Nicola Ronchetti