Advisor | Febbraio 2026
Il mondo della consulenza finanziaria potrebbe accogliere almeno altri 30.000 consulenti finanziari ma non si trovano, è quindi fondamentale attrarre giovani talenti per creare un vivaio in grado di garantire alla professione un futuro.
L’età media dei consulenti finanziari cresce di anno in anno (la maggioranza è ampiamente sopra i 55 anni) e anche se si allunga l’aspettativa di vita è difficile pensare a una professione – qualsiasi essa sia – che tra dieci/quindici anni si baserà su professionisti settantenni.
È quindi fondamentale reclutare giovani talenti, e per rendere la professione del consulente finanziario appetibile ai giovani talenti servono tre cose.
La prima è che le mandanti e i manager al loro vertice siano sensibili al tema del passaggio generazionale dei consulenti finanziari: su questo – chi più chi meno – possiamo dire che l’industria si sta muovendo e non da oggi. Quasi tutte le reti hanno un programma di reclutamento di giovani da avviare alla professione.
Senza fare nomi, ci sono realtà molto avanti che adottano un approccio strutturato altre che hanno programmi di inserimento dei giovani solo sulla carta, ma la maggioranza delle realtà su questo tema è virtuosa, nella corretta consapevolezza che si tratta di una scelta fondamentale per la sopravvivenza della specie.
La seconda cosa che serve per reclutare giovani da avviare alla professione è che questi possano affiancare professionisti affermati e in grado di insegnare sul campo un lavoro che difficilmente si impara sui banchi dell’università.
Non è così scontato che un professionista affermato che ama il suo lavoro e lo fa spendendosi in prima persona sia realmente predisposto a delegare e a far crescere un giovane: questo richiede sia tempo che la volontà e la capacità di delegare.
Come tra gli imprenditori, anche i più meritevoli e di successo, anche per i consulenti finanziari delegare e lasciare progressivamente ad altri un’attività che piace ed appassiona, richiede una maturità e una consapevolezza non così diffusa: ogni professionista di successo è portato più o meno inconsciamente a sentirsi quasi immortale e a rimandare il passaggio generazionale sempre più in là.
Se non fosse così non ci si spiegherebbe perché abbiamo un’età media degli imprenditori italiani più vicina ai settanta che ai sessanta, e i consulenti finanziari cosa sono se non imprenditori?
La terza cosa che serve per attrarre giovani talenti è il denaro. Negli anni settanta e ottanta la professione del consulente finanziario, e, pur con grandi differenze, anche quella del bancario, assicuravano livelli retributivi e benefit sopra la media. Oggi complice l’abbassamento dei margini, la maturità dei mercati, e l’aumento della concorrenza lavorare in finanza e in banca è oggettivamente molto meno attraente e remunerativo per i giovani rispetto a chi li ha preceduti.
Quindi senza l’impegno delle mandanti, la predisposizione individuale dei consulenti senior e livelli retributivi attrattivi, è inutile farsi illusioni: tra dieci anni l’età media dei consulenti finanziari crescerà ancora.
Lunga vita dunque agli attuali consulenti, che la salute li preservi, nella speranza che le dinamiche del mercato non imprimano una svolta a sé stessa, o che, che non si palesino nuovi modelli di servizio e nuovi player che oggi nessuno vede arrivare, ma che sono dietro l’angolo.
Nicola Ronchetti